Quante Raspberry Pi servono in una stazione radioamatoriale moderna?
Una per HBLink.
Una per il reflector.
Una per Grafana.
Una per ADS-B.
Una per WireGuard.
Una per il server web.
Una per Home Assistant.
Una per APRS.
Una per sperimentare.
Dopo qualche anno il rack può diventare:
Pi 1
Pi 2
Pi 3
Pi 4
Pi 5
5 alimentatori
5 SD card
5 indirizzi IP
5 sistemi operativi
5 sistemi da aggiornare
Esiste però un altro approccio:
virtualizzare.
Una singola macchina sufficientemente potente può ospitare numerosi server indipendenti utilizzando piattaforme come Proxmox Virtual Environment.
Proxmox VE è una piattaforma open source di virtualizzazione basata su Linux che integra macchine virtuali QEMU/KVM e container LXC, amministrabili attraverso un’interfaccia web. Nell’agosto 2026 la release corrente pubblicata da Proxmox è la serie 9.2, il cui installer 9.2-1 è stato pubblicato il 21 maggio 2026.
Per una stazione radioamatoriale può diventare una soluzione estremamente potente.
Che cos’è la virtualizzazione?
Supponiamo di avere un mini-PC con:
CPU 8 core
RAM 32 GB
SSD 1 TB
2 porte Ethernet
Normalmente installeremmo:
Debian
e sopra:
HBLink
Grafana
WireGuard
Web server
Reflector
Database
Tutto nello stesso sistema operativo.
Funziona.
Ma se rompiamo una libreria durante un aggiornamento potremmo danneggiare più servizi contemporaneamente.
Con la virtualizzazione facciamo invece:
HARDWARE
│
▼
PROXMOX
│
├── SERVER 1
├── SERVER 2
├── SERVER 3
├── SERVER 4
└── SERVER 5
Ogni server virtuale vive in un ambiente separato.
VM e container: due filosofie differenti
Proxmox supporta entrambe.
VM — Virtual Machine
Una VM possiede un vero sistema operativo guest virtualizzato.
Esempio:
PROXMOX
↓
QEMU/KVM
↓
DEBIAN VM
Dal punto di vista del guest sembra quasi di avere un computer indipendente.
Proxmox utilizza QEMU/KVM per le macchine virtuali.
Container LXC
Un container è molto più leggero.
Non virtualizza un intero kernel indipendente nello stesso modo di una VM.
Proxmox utilizza Linux Containers — LXC come tecnologia container e fornisce il toolkit pct per gestirli.
Possiamo quindi avere:
PROXMOX HOST
│
├── LXC HBLink
├── LXC Grafana
├── LXC WireGuard
└── LXC Web
con un overhead generalmente molto ridotto.
Cosa sceglierei per i servizi radioamatoriali?
In linea generale:
LXC
Ottimo per:
- server web;
- dashboard;
- Prometheus;
- Grafana;
- database;
- HBLink;
- reflector software;
- DNS;
- reverse proxy;
- piccoli servizi Linux.
VM
Preferibile quando:
- vogliamo isolamento più completo;
- serve un kernel/sistema particolare;
- dobbiamo usare hardware USB specifico;
- vogliamo un ambiente Windows;
- il software è complesso o poco adatto al container;
- vogliamo poter sperimentare senza interferire con l’host.
Un esempio di stazione virtualizzata
Immaginiamo di acquistare un mini-PC Intel N100/N150 o una macchina x86 più potente.
Installiamo Proxmox.
Potremmo costruire:
PROXMOX HOST
192.168.10.2
│
├── CT 101
│ HBLink
│ 192.168.20.11
│
├── CT 102
│ Grafana + Prometheus
│ 192.168.30.11
│
├── CT 103
│ Web server
│ 192.168.40.11
│
├── CT 104
│ WireGuard
│ 192.168.50.11
│
├── VM 201
│ DVSwitch
│ 192.168.20.20
│
└── VM 202
Laboratorio
192.168.60.10
La singola macchina fisica ospita sei sistemi logici indipendenti.
Il primo enorme vantaggio: ordine
Invece di avere:
RaspberryA
RaspberryB
Pi-old
Pi-new
server2
server-final
server-final2
possiamo assegnare nomi chiari:
CT101-HBLINK
CT102-MONITOR
CT103-WEB
CT104-VPN
VM201-DVSWITCH
VM202-LAB
Nell’interfaccia Proxmox vediamo immediatamente:
- CPU;
- RAM;
- storage;
- stato;
- network;
- console.
Proxmox integra proprio in un’unica interfaccia la gestione di VM, container, storage e networking.
Il secondo vantaggio: backup
Supponiamo di dover aggiornare HBLink.
Prima facciamo un backup.
Se qualcosa va storto:
RESTORE
e torniamo allo stato precedente.
Proxmox integra vzdump per il backup di VM e container; i backup comprendono configurazione e dati del guest e possono essere avviati dall’interfaccia oppure dalla riga di comando.
Per un Sysop è un cambiamento enorme.
La filosofia diventa: sperimenta, ma prima salva
Prima:
apt upgrade
e speriamo.
Con virtualizzazione:
BACKUP
↓
UPGRADE
↓
TEST
Se funziona:
KEEP
Se non funziona:
RESTORE
Il tempo necessario a recuperare da un errore può diminuire drasticamente.
Attenzione: snapshot e backup non sono sinonimi
Uno snapshot è estremamente comodo.
Ma non deve sostituire un vero backup conservato altrove.
Se il disco fisico muore:
HOST
VM
SNAPSHOT
possono sparire tutti insieme.
Il vero backup dovrebbe stare su un supporto o sistema indipendente.
Proxmox supporta storage locali e condivisi, inclusi storage di rete come NFS e iSCSI, e integra anche Proxmox Backup Server per strategie di backup dedicate.
Un NAS cambia tutto
Una configurazione molto interessante può essere:
MINI PC PROXMOX
│
│ LAN
▼
NAS
Sul NAS salviamo:
BACKUP VM
BACKUP CT
CONFIG
LOG
In caso di guasto dell’SSD del mini-PC reinstalliamo Proxmox e ripristiniamo i guest.
La rete virtuale
Uno degli aspetti più potenti di Proxmox è il networking.
La piattaforma utilizza un modello di rete bridged basato sullo stack Linux e supporta configurazioni VLAN.
Possiamo immaginare:
ETHERNET FISICA
│
▼
vmbr0
│
┌────┼─────┐
│ │ │
VM1 VM2 CT1
vmbr0 funziona concettualmente come uno switch virtuale.
VLAN: il vero salto di qualità
Invece di mettere tutto su:
192.168.1.0/24
possiamo creare reti separate:
VLAN 10 MANAGEMENT
VLAN 20 RADIO
VLAN 30 MONITORING
VLAN 40 WEB/DMZ
VLAN 50 VPN
VLAN 60 LAB
Proxmox può collegare i guest a bridge VLAN-aware oppure utilizzare le funzionalità SDN/VLAN previste dalla piattaforma.
Perché separare le reti?
Supponiamo che il web server venga compromesso.
Se tutto è nella stessa LAN:
WEB SERVER
│
├── vede router
├── vede repeater
├── vede telecamera
└── vede server management
Con VLAN:
WEB VLAN
│
FIREWALL
│
X → MANAGEMENT
Possiamo consentire soltanto il traffico necessario.
Un’architettura radioamatoriale ordinata
Per esempio:
INTERNET
│
ROUTER/FIREWALL
│
TRUNK VLAN
│
PROXMOX SERVER
│
┌────────────────┼────────────────┐
│ │ │
VLAN20 VLAN30 VLAN40
RADIO MONITORING WEB
│ │ │
HBLink Prometheus Nginx
DVSwitch Grafana Dashboard
Aggiungiamo:
VLAN50
│
WireGuard
ed ecco una piccola infrastruttura professionale.
Una macchina può ospitare molti servizi, ma non esageriamo
Virtualizzare non significa:
“metto tutto su una scatola e ho eliminato ogni problema.”
Abbiamo creato un nuovo problema:
single point of failure.
Prima:
Pi HBLink muore
→ muore HBLink
Ora:
Proxmox host muore
→ HBLink
→ Grafana
→ VPN
→ Web
→ reflector
possono spegnersi tutti insieme.
Quindi la virtualizzazione aumenta enormemente ordine e flessibilità, ma deve essere accompagnata da una corretta progettazione.
UPS obbligatorio? Quasi
Se una macchina ospita cinque servizi importanti, proteggerla con un UPS diventa molto sensato.
230 V
↓
UPS
↓
PROXMOX
↓
VM/CT
Idealmente il sistema dovrebbe poter rilevare batteria scarica e spegnere ordinatamente i guest prima dell’arresto completo.
SSD: non risparmierei troppo
Una Raspberry con SD card svolge spesso poche scritture.
Un server Proxmox può avere contemporaneamente:
- log;
- database;
- metriche;
- VM;
- cache;
- backup temporanei.
Preferirei quindi SSD di buona qualità e, nei sistemi più importanti, storage ridondato.
RAM: più importante della CPU?
Per molti servizi radioamatoriali la CPU moderna rimane quasi inattiva.
Reflector, WireGuard, dashboard e piccoli server web non richiedono normalmente decine di core.
La RAM, invece, viene distribuita tra tutti i guest.
Supponiamo:
Proxmox 2 GB
HBLink 1 GB
Grafana 2 GB
Web 1 GB
DVSwitch 2 GB
Lab 4 GB
abbiamo già allocato diversi gigabyte.
Per una macchina destinata a crescere, 16 GB rappresentano un punto di partenza molto più interessante di 4 GB; 32 GB consentono grande libertà per un homelab radioamatoriale.
Queste cifre sono scelte progettuali, non requisiti Proxmox.
Non allocare tutta la RAM
Se il server possiede:
16 GB
non assegnerei:
16 GB alle VM
Il sistema host ha bisogno della propria memoria.
Bisogna inoltre lasciare margine per:
- cache;
- filesystem;
- picchi;
- nuovi guest.
Container per HBLink
HBLink è un ottimo candidato concettuale per un container Linux.
Potremmo avere:
CT 101
Debian
1 CPU
512 MB / 1 GB RAM
8 GB disk
installare HBLink e lasciare quel container dedicato esclusivamente a quello.
Vantaggio:
se dobbiamo modificare Python, dipendenze o configurazione:
HBLink CT
rimane isolato dal resto.
Container per Prometheus
Secondo container:
CT 102
Prometheus
riceve metriche da:
- router;
- server;
- repeater;
- UPS;
- temperature;
- VPN.
Container Grafana separato?
Possiamo tenerlo insieme a Prometheus.
Oppure separarlo.
CT 102 Prometheus
CT 103 Grafana
Separare permette aggiornamenti indipendenti.
Unire riduce il numero di guest.
Non esiste una soluzione universalmente corretta.
Reverse proxy
Un piccolo container può eseguire:
Nginx
oppure altra soluzione reverse proxy.
Da Internet esponiamo:
443
e il proxy indirizza:
grafana.dominio
dashboard.dominio
monitor.dominio
verso i vari servizi interni.
In questo modo nessun container deve necessariamente possedere direttamente una porta WAN.
WireGuard in VM o container?
Entrambe le soluzioni sono possibili in una corretta configurazione Linux.
Per una VPN particolarmente importante potremmo però preferire:
router fisico
oppure:
VM dedicata
per evitare che un problema del container influenzi la connettività di amministrazione.
Personalmente eviterei inoltre che l’unico accesso remoto al server dipenda da una VM che gira sullo stesso server che dobbiamo raggiungere.
Altrimenti:
Proxmox problema
↓
VPN problema
↓
non posso raggiungere Proxmox
È meglio avere almeno un percorso di management indipendente.
MMDVM USB: qui la VM diventa interessante
Supponiamo di voler collegare fisicamente:
MMDVM modem USB
al server.
Proxmox supporta il USB passthrough verso le VM: il dispositivo USB fisico dell’host può essere assegnato direttamente a una macchina virtuale, tramite identificativo dispositivo oppure porta USB fisica.
Possiamo quindi fare:
USB MMDVM
│
▼
PROXMOX HOST
│
USB PASSTHROUGH
│
▼
VM DVSWITCH
La VM vede il modem come se fosse collegato direttamente a lei.
Perché mappare la porta fisica?
Immaginiamo due dispositivi USB identici.
Potrebbero avere lo stesso:
Vendor ID
Product ID
Proxmox documenta anche la mappatura tramite porta USB fisica proprio per distinguere dispositivi identici collegati a porte differenti.
Questo può essere molto utile se abbiamo:
USB1 → MMDVM A
USB2 → MMDVM B
USB3 → AMBE dongle
AMBE USB e virtualizzazione
Lo stesso vale per un:
ThumbDV
DV3000
AMBE USB
Possiamo assegnarlo alla VM che esegue il transcoder.
AMBE USB
↓
PROXMOX
↓
VM TRANSCODER
Questo permette di mantenere tutto il software di transcoding isolato dagli altri servizi.
Attenzione alla dipendenza dall’hardware fisico
Una VM senza hardware dedicato può essere spostata relativamente facilmente tra host.
Una VM che dipende da:
USB MMDVM
non può magicamente utilizzare quel dispositivo su un altro server.
È quindi meno portabile.
Questo deve essere considerato se in futuro vogliamo creare un cluster.
Proxmox cluster: serve davvero?
Proxmox integra funzioni di clustering e gestione centralizzata di più nodi.
Possiamo avere:
NODE 1
NODE 2
NODE 3
gestiti insieme.
Per una normale stazione radioamatoriale domestica probabilmente è eccessivo.
Ma per una rete composta da diversi server può diventare interessante.
Alta disponibilità non significa soltanto avere due server
Per fare HA seria servono anche considerazioni su:
- quorum;
- storage;
- networking;
- disponibilità dei dati;
- dispositivi fisici.
Se HBLink vive in una VM replicabile è relativamente semplice.
Se la VM usa:
USB modem fisicamente inserito nel Node 1
il Node 2 non possiede automaticamente quel modem.
Quindi non tutto può essere reso ridondante soltanto con la virtualizzazione.
Un laboratorio separato dalla produzione
Questa è una delle applicazioni che preferisco.
Creiamo:
VM PRODUCTION
e:
VM LAB
Nella produzione:
HBLink stabile
Nel laboratorio:
nuova versione
nuovi script
bridge sperimentali
Possiamo rompere tutto nel LAB senza toccare la rete attiva.
Clonare una macchina
Immaginiamo di voler provare una modifica complessa.
Invece di modificare direttamente il server possiamo creare una copia o un nuovo guest dalla stessa base.
HBLink-PROD
│
└→ HBLink-TEST
Cambiamo:
porte
IP
callsign
e testiamo.
Questo riduce moltissimo il rischio.
Template
Possiamo preparare un container Debian standard:
DEBIAN-RADIO-TEMPLATE
con:
- SSH;
- timezone;
- NTP;
- utenti;
- monitoring agent;
- firewall base.
Ogni nuovo servizio nasce da quella base.
TEMPLATE
├→ HBLink
├→ Reflector
├→ Monitoring
└→ Web
In pochi minuti otteniamo un server coerente con gli altri.
Backup automatico notturno
Una possibile politica:
02:00 HBLink
02:15 Web
02:30 Monitoring
03:00 DVSwitch
con retention:
7 daily
4 weekly
3 monthly
Il numero esatto dipende dallo spazio disponibile.
Proxmox permette di pianificare job di backup e gestire backup di VM/CT tramite la propria infrastruttura vzdump.
Ma non facciamo il backup dei dati inutili
Un database di metriche potrebbe occupare decine di GB.
Non necessariamente serve conservarlo interamente in ogni backup.
Potremmo separare:
SISTEMA
e:
DATI
su storage differenti o impostare retention appropriate.
La virtualizzazione non sostituisce una buona strategia dei dati.
Monitoring del Proxmox stesso
Il server che monitora la rete deve a sua volta essere monitorato.
Dovremmo osservare almeno:
CPU
RAM
SSD health
temperature
storage usage
network
uptime
VM state
backup status
Perché altrimenti potremmo accorgerci che:
disco 99%
soltanto quando tutti i servizi smettono di funzionare.
Non installerei servizi direttamente sull’host Proxmox
Questo è un principio importante.
L’host dovrebbe rimanere il più possibile dedicato alla virtualizzazione.
Non installerei direttamente:
HBLink
Apache
Grafana
DVSwitch
database
sul sistema Proxmox.
Meglio:
HOST = HYPERVISOR
e:
SERVIZI = VM / CT
Così riduciamo conflitti e semplifichiamo aggiornamenti e troubleshooting.
Separare produzione e management
Anche la GUI Proxmox dovrebbe preferibilmente vivere sulla rete:
MANAGEMENT
e non essere semplicemente esposta su Internet.
Una configurazione sensata:
INTERNET
│
FIREWALL
│
VPN
│
MANAGEMENT VLAN
│
PROXMOX
L’accesso amministrativo passa quindi attraverso una rete privata.
Proxmox + WireGuard
E qui si collegano gli articoli precedenti.
Possiamo avere:
SYSOP
│
WIREGUARD
│
ROUTER
│
MANAGEMENT VLAN
│
PROXMOX
Dentro Proxmox:
HBLink
Reflector
Grafana
DVSwitch
Abbiamo quindi un’infrastruttura molto ordinata.
Firewall per ogni livello
Possiamo applicare regole:
WAN
↓
ROUTER FIREWALL
↓
VLAN
↓
PROXMOX NETWORK
↓
GUEST FIREWALL
↓
SERVICE
Non è necessario complicare inutilmente la rete.
Ma separare le responsabilità rende più difficile che un singolo errore esponga tutto.
Un esempio completo per D2ALP
Immaginiamo un mini-PC installato in una sede centrale.
Specifiche indicative:
CPU x86 moderna
32 GB RAM
1 TB NVMe
2× Ethernet
UPS
Installiamo:
PROXMOX VE
e creiamo:
CT100
Reverse Proxy
CT101
HBLink / servizi DMR
CT102
Prometheus
CT103
Grafana
CT104
Server Web
VM200
DVSwitch / Crossmode
VM201
Transcoder + USB AMBE
VM202
Laboratorio Linux
Networking:
VLAN10 MANAGEMENT
VLAN20 DIGITAL VOICE
VLAN30 MONITORING
VLAN40 WEB
VLAN50 LAB
Backup:
NAS esterno
Alimentazione:
UPS
Accesso remoto:
WireGuard
A quel punto abbiamo trasformato un semplice mini-PC in un piccolo datacenter radioamatoriale.
E se il mini-PC muore?
Qui entra in gioco la strategia di recovery.
Dobbiamo poter dire:
HARDWARE GUASTO
↓
nuovo hardware
↓
installazione Proxmox
↓
collegamento storage backup
↓
restore guest
Più questo processo è documentato, più la rete è realmente robusta.
Documentare tutto
Preparerei un semplice documento:
HOSTNAME
IP
VLAN
VMID
SERVIZIO
CPU
RAM
STORAGE
PORTA
BACKUP
NOTE
Esempio:
101 | HBLink | VLAN20 | 1 CPU | 1 GB
102 | Prometheus | VLAN30 | 2 CPU | 2 GB
103 | Grafana | VLAN30 | 1 CPU | 1 GB
200 | DVSwitch | VLAN20 | 2 CPU | 2 GB
Quando la rete crescerà, questa tabella diventerà preziosissima.
Quando NON userei Proxmox
Non serve virtualizzare per forza.
Se abbiamo soltanto:
1 hotspot
1 Raspberry
Proxmox probabilmente aggiungerebbe complessità inutile.
Lo prenderei seriamente in considerazione quando iniziamo ad avere:
- molti Raspberry;
- più server Linux;
- reflector;
- bridge;
- monitoring;
- VPN;
- web services;
- laboratori;
- necessità di backup strutturati.
È soprattutto allora che la virtualizzazione inizia a ripagare lo sforzo iniziale.
Raspberry Pi o Proxmox?
Non è una guerra.
Il Raspberry rimane eccellente quando:
serve GPIO
serve HAT
serve bassissimo consumo
serve dispositivo fisicamente vicino alla radio
Proxmox è eccellente quando:
servono molti servizi software
serve isolamento
servono backup
serve networking complesso
serve sperimentazione
In una rete ben progettata possono convivere.
Un’architettura ibrida
Questa è probabilmente la soluzione migliore.
Sul monte:
Raspberry
+
MMDVM
+
ripetitore
Nel datacenter:
Proxmox
+
HBLink
+
reflector
+
Grafana
+
VPN
+
database
La postazione RF rimane leggera.
La parte server viene centralizzata e virtualizzata.
Il Raspberry diventa un edge node
Possiamo quindi vedere:
Raspberry remoto
non più come:
server principale.
Ma come:
edge device.
La logica centrale vive:
PROXMOX DATACENTER
mentre il Raspberry sul sito gestisce:
- modem;
- GPIO;
- telemetria locale;
- collegamento RF.
Questo è esattamente il modello utilizzato in moltissime moderne infrastrutture distribuite.
Conclusioni
Proxmox può cambiare radicalmente il modo in cui un radioamatore costruisce la propria infrastruttura digitale.
Invece di avere:
5 Raspberry
5 SD
5 alimentatori
5 sistemi indipendenti
possiamo avere:
1 SERVER
↓
PROXMOX
├── HBLink
├── Reflector
├── Grafana
├── WireGuard
├── Web
├── DVSwitch
└── LAB
ottenendo:
- isolamento;
- ordine;
- backup;
- gestione centralizzata;
- VLAN;
- snapshot;
- facile sperimentazione;
- possibilità di crescita.
Ma bisogna ricordare una cosa.
Virtualizzare non elimina i guasti.
Li concentra.
Per questo una buona installazione deve prevedere anche:
UPS
BACKUP ESTERNO
MONITORING
RETE SEGMENTATA
DOCUMENTAZIONE
PIANO DI RECOVERY
Utilizzato in questo modo Proxmox non è semplicemente un modo per risparmiare Raspberry Pi.
Diventa il cuore di una vera infrastruttura radioamatoriale moderna:
un piccolo datacenter domestico o associativo capace di ospitare, proteggere e organizzare tutti i servizi che mantengono viva una rete digitale.
