Quando premiamo il PTT sul TG22215 succede qualcosa di apparentemente semplice.
La nostra radio trasmette.
Il ripetitore riceve.
E quasi immediatamente la nostra voce viene diffusa attraverso una vasta parte della Rete D2ALP.
Dietro questa semplicità c’è però una catena molto più complessa:
RADIO
↓
ANTENNA
↓
DUPLEXER / FILTRAGGIO
↓
RIPETITORE
↓
ROUTER
↓
INTERNET
↓
BRANDMEISTER / SERVIZI DI RETE
↓
ALTRI RIPETITORI E DIFFUSORI
↓
ALTRE RADIO
D2ALP utilizza oggi il TG BrandMeister 22215 come risorsa principale della rete; la pagina delle frequenze mostra dinamicamente i ripetitori e hotspot connessi staticamente al TG. Le regole operative D2ALP indicano inoltre come standard il Time Slot 1 per il TG22215, lasciando il Time Slot 2 agli altri TG BrandMeister.
Entriamo quindi idealmente dentro una postazione.
Una precisazione importante:
quella descritta qui è una postazione D2ALP “tipo”.
La rete comprende impianti differenti e non tutti utilizzano necessariamente gli stessi apparati, antenne, router o sistemi di alimentazione. Il sito D2ALP documenta, per esempio, sia l’impiego di soluzioni MMDVM sia di ripetitori DMR nativi Motorola e Hytera.
1. Il sito
Partiamo dalla montagna.
Una postazione ideale cerca:
quota
+
orizzonte radioelettrico
+
accessibilità
+
alimentazione
+
connettività
Un sito alto può offrire enorme copertura RF.
Ma introduce problemi:
- vento;
- ghiaccio;
- fulmini;
- escursione termica;
- difficoltà di accesso;
- blackout;
- connettività Internet non sempre semplice;
- presenza di molti altri trasmettitori.
D2ALP ha documentato anche problematiche reali di connettività in siti montani, come nel caso della postazione del Monte Giarolo: un buon sito RF non garantisce automaticamente una buona infrastruttura IP.
2. L’antenna
La catena comincia — e finisce — qui.
RADIO UTENTE
↕
ANTENNA
Il ripetitore può essere perfetto.
Ma con un’antenna installata male avremo un impianto mediocre.
Sono importanti:
- altezza;
- guadagno;
- diagramma di radiazione;
- polarizzazione;
- qualità dei connettori;
- cavo coassiale;
- perdite;
- distanza dalle altre antenne;
- ostacoli.
Posizione sul traliccio
Un dettaglio apparentemente banale può cambiare molto.
D2ALP ha documentato, per esempio, lavori sulla postazione IR1UIZ di Stalle di Giarolo nei quali, oltre alla sostituzione di una precedente soluzione MMDVM con un Motorola DR3000, l’antenna è stata spostata su un altro palo, più distante da altre antenne e con un fronte maggiormente libero da ostacoli.
Questo dimostra un concetto importantissimo:
migliorare il ripetitore non significa sempre cambiare il ripetitore.
Talvolta significa cambiare dove e come irradia.
3. Il cavo coassiale
Tra antenna e rack abbiamo:
ANTENNA
│
│ coassiale
│
RACK
Su una postazione UHF le perdite del cavo possono diventare significative.
L’obiettivo è limitare:
perdita TX
e:
perdita RX
perché ogni dB perso nel tratto antenna-ricevitore penalizza il segnale già debole proveniente dagli utenti.
4. Protezione contro le sovratensioni
Una postazione su un’altura è un luogo elettromagneticamente impegnativo.
La progettazione deve considerare:
- messa a terra;
- bonding;
- protezione delle linee;
- scaricatori appropriati;
- equipotenzialità.
L’impianto radio e quello elettrico devono essere progettati da personale competente secondo le norme applicabili.
Un semplice:
“metto uno scaricatore sul coassiale”
non esaurisce il problema.
5. Il duplexer
Arriviamo a uno dei componenti più importanti.
Un ripetitore duplex utilizza contemporaneamente:
RX
e:
TX
su frequenze differenti.
E spesso utilizza:
UNA SOLA ANTENNA
Il duplexer permette di separare le due funzioni.
Schema:
┌→ RX
ANTENNA → DUPLEXER
└→ TX
La sfida è enorme.
Il ricevitore tenta di ascoltare segnali che possono essere estremamente deboli mentre, nello stesso rack, il trasmettitore produce molti watt.
Isolamento
Il duplexer deve impedire che una quantità eccessiva della potenza TX raggiunga la parte RX.
In caso contrario:
TX
↓
RX sovraccarico
↓
DESENSE
Il ripetitore sembra funzionare bene con TX spento e perde sensibilità nel momento stesso in cui entra in trasmissione.
La taratura del duplexer non è eterna
Il comportamento può cambiare nel tempo a causa di:
- interventi;
- connettori;
- cavi;
- variazioni meccaniche;
- installazioni circostanti.
Per questo una manutenzione seria comprende misure periodiche della catena RF.
6. Il ripetitore
Dopo il duplexer troviamo il cuore del sistema.
D2ALP utilizza una realtà eterogenea: il sito ha documentato installazioni MMDVM e l’impiego di apparati DMR nativi Motorola o Hytera; in alcune postazioni alessandrine alcune soluzioni autocostruite MMDVM sono state sostituite con ripetitori nativi per aumentare stabilità ed efficienza.
Possiamo quindi avere due filosofie.
Ripetitore DMR nativo
Schema:
RF
↓
MOTOROLA / HYTERA / altro repeater
↓
ETHERNET
↓
NETWORK
L’apparato gestisce nativamente la parte DMR.
Vantaggi tipici:
- hardware integrato;
- chassis professionale;
- gestione progettata per servizio continuativo;
- minore numero di componenti esterni.
Ripetitore MMDVM
Schema concettuale:
RX RADIO
↓
MMDVM MODEM
↓
Raspberry / Linux
↓
MMDVMHost
↓
Internet
TX RADIO
↑
Questa filosofia offre invece una grande flessibilità e viene utilizzata estensivamente nel mondo radioamatoriale.
D2ALP ha pubblicato recentemente anche un confronto specifico tra ripetitori MMDVM, Motorola e Hytera, segno che più architetture convivono nell’ecosistema della rete.
7. Color Code
Ogni ripetitore DMR utilizza un Color Code configurato.
La Rete D2ALP ha inoltre lavorato negli anni alla standardizzazione dei parametri delle proprie postazioni, compresi i Color Code, proprio per rendere più ordinata la gestione delle coppie e delle isofrequenze.
Il codeplug dell’utente deve naturalmente utilizzare i parametri corretti del ripetitore selezionato.
8. Time Slot 1: la Rete D2ALP
Arriviamo alla scelta organizzativa più caratteristica della rete.
Le indicazioni D2ALP attuali stabiliscono come standard:
TS1
↓
TG22215
per la Rete D2ALP.
Questo significa che quando una comunicazione sul TG22215 raggiunge un ripetitore connesso staticamente:
TS1
viene utilizzato per diffonderla via RF.
9. Time Slot 2
Il secondo slot rimane disponibile per gli altri utilizzi BrandMeister previsti dalla configurazione.
D2ALP invita esplicitamente gli utenti a utilizzare gli altri Talkgroup BrandMeister sul Time Slot 2 e suggerisce, per comunicazioni locali sul medesimo ripetitore, l’impiego del TG9 sul TS2.
Quindi:
TS1
TG22215 D2ALP
TS2
altri TG / traffico locale
Questo mantiene più ordinata la gestione RF.
10. Perché è importante rispettare gli slot?
Perché un ripetitore DMR Tier II dispone di due risorse temporali.
Utilizzare il TG della rete sullo slot non previsto o impegnare inutilmente lo slot dedicato può interferire con l’organizzazione del sistema.
Per questo D2ALP ha pubblicato ripetutamente raccomandazioni specifiche sull’uso corretto di TS1 e TS2.
11. Dal ripetitore al router
Usciamo ora dalla RF.
REPEATER
│ Ethernet
▼
ROUTER
Il router è uno dei componenti più sottovalutati.
Gestisce:
- default gateway;
- DNS;
- firewall;
- VPN;
- failover;
- monitoring;
- eventualmente VLAN.
Un ripetitore da migliaia di euro dietro un router instabile rimane una postazione instabile.
12. Internet
La connessione può essere:
FTTH
xDSL
LTE
5G
Starlink
ponte radio IP
o una combinazione di più sistemi.
Non serve necessariamente una banda enorme.
Servono soprattutto:
- stabilità;
- packet loss contenuto;
- jitter contenuto;
- latenza ragionevole.
Il caso documentato da D2ALP al Monte Giarolo mostra quanto le problematiche Internet possano tradursi direttamente in disservizi percepiti sulla rete digitale.
13. BrandMeister e TG22215
Il D2ALP è passato nel 2024 dalla precedente logica di cluster al TG unico 22215, assegnato nell’ambito della rete BrandMeister.
La catena diventa quindi, semplificando:
RPTR A
│
▼
BRANDMEISTER / TG22215
│
├→ RPTR B
├→ RPTR C
├→ HOTSPOT
└→ altri sistemi collegati
14. Quanto è grande la diffusione?
In una comunicazione pubblicata nel 2026, D2ALP indicava che premere il PTT sul TG22215 poteva mettere in trasmissione circa 35 ripetitori e altrettanti diffusori distribuiti tra Piemonte e Liguria. Trattandosi di una rete dinamica, il numero effettivo può cambiare nel tempo e la pagina delle frequenze mantiene un elenco aggiornato dei nodi collegati.
Questo dato fa comprendere immediatamente una cosa.
Una pressione del PTT non significa:
una radio
→ un ponte
ma potenzialmente:
una radio
→ rete
→ decine di trasmettitori
15. Da qui nasce anche la buona educazione operativa
Se due operatori si trovano sotto lo stesso ponte e devono fare un lungo QSO locale, non è necessario impegnare l’intera dorsale.
Le stesse indicazioni D2ALP invitano in questi casi a utilizzare il TG9 sul TS2 del ripetitore locale invece di mandare inutilmente in trasmissione decine di nodi della rete.
È una questione non soltanto di educazione.
È efficienza di rete.
16. YSF: la rete non finisce al DMR
La Rete D2ALP dispone anche di un YSF Reflector IT-D2ALP #22215, attraverso il quale è possibile accedere al TG22215 utilizzando C4FM attraverso nodi compatibili.
Quindi possiamo avere:
C4FM
↓
YSF
↓
D2ALP
↓
TG22215 / infrastruttura collegata
La dorsale non è quindi soltanto una collezione di ripetitori DMR.
È sempre più un’infrastruttura digital voice interconnessa.
17. Wires-X
D2ALP ha inoltre documentato l’interconnessione tra il proprio YSF Reflector e la rete nativa Yaesu Wires-X attraverso la Room D2ALP #07264, utilizzando un server Wires-X dedicato con HRI-200.
Possiamo quindi immaginare:
YAESU RADIO
↓
WIRES-X NODE
↓
ROOM 07264
↓
SERVER
↓
YSF D2ALP
↓
RETE
È un esempio perfetto di come la parte server sia diventata importante quanto la parte RF.
18. Il server
Una rete moderna può utilizzare server per:
- reflector;
- bridge;
- dashboard;
- logging;
- monitoring;
- transcoding;
- servizi web.
Questi server possono vivere:
in sede
oppure:
in datacenter/VPS
e collegare servizi differenti.
Il ripetitore montano diventa quindi un vero edge node della rete.
19. VPN
Una postazione remota dovrebbe essere amministrata possibilmente attraverso una rete sicura.
Schema:
SYSOP
↓
WireGuard
↓
ROUTER POSTAZIONE
↓
RIPETITORE / RASPBERRY
In questo modo non è necessario pubblicare direttamente su Internet:
SSH
router management
dashboard tecniche
20. Monitoring
Come sappiamo che il ponte funziona quando nessuno sta parlando?
Dobbiamo monitorarlo.
Una postazione moderna potrebbe esportare:
PING
latency
packet loss
VPN status
temperatura
tensione
uptime
stato rete
verso un sistema centrale.
Dashboard:
IRxxxx
REPEATER ONLINE
BM ONLINE
VPN UP
WAN UP
RTT 31 ms
TEMP 42 °C
UPS OK
21. Monitoring RF
Possiamo aggiungere anche il concetto sviluppato nell’articolo precedente.
ANTENNA MONITOR
↓
SDR
↓
Raspberry
↓
VPN
e osservare a distanza:
- rumore;
- interferenze;
- attività;
- segnali anomali.
La postazione diventa così capace di raccontarci non soltanto:
“Internet funziona.”
ma anche:
“Lo spettro RF è normale.”
22. Alimentazione
Tutto quanto visto finora dipende da:
ENERGIA
Il rack può comprendere:
230 V
↓
protezioni
↓
alimentatori
↓
13,8 V / altre tensioni
↓
repeater
router
server
Una postazione importante dovrebbe valutare continuità tramite:
- UPS;
- batterie;
- eventualmente sistemi DC dedicati;
- monitoraggio della tensione.
Il blackout interessante
Supponiamo:
REPEATER su batteria
ma:
ROUTER senza UPS
Il ponte continua ad accendersi.
Ma perde Internet.
Quindi:
RF locale ✓
RETE D2ALP ✕
La vera continuità richiede che siano alimentati anche:
router
modem
switch
Raspberry
e non soltanto il trasmettitore.
23. Watchdog
Una postazione remota non può dipendere dalla frase:
“Quando si blocca salgo sul monte e lo riavvio.”
Possiamo utilizzare watchdog per verificare:
Internet?
VPN?
server?
e tentare azioni progressive:
restart servizio
↓
restart WAN
↓
failover
↓
reboot controllato
evitando riavvii indiscriminati.
24. Temperatura
Un rack in quota può passare:
inverno
→ temperature molto basse
estate
→ armadio molto caldo
Il monitoring dovrebbe quindi comprendere:
temperatura rack
e, nei siti più importanti:
temperatura apparati
ventole
Una temperatura anomala spesso anticipa il guasto.
25. Il rack
Arrivati davanti alla postazione potremmo idealmente vedere:
┌───────────────────────┐
│ Router / switch │
├───────────────────────┤
│ Raspberry / controller│
├───────────────────────┤
│ Ripetitore DMR │
├───────────────────────┤
│ Duplexer │
├───────────────────────┤
│ Alimentazione │
├───────────────────────┤
│ UPS / batterie │
└───────────────────────┘
Naturalmente l’ordine fisico può essere completamente differente.
Ma le funzioni fondamentali rimangono.
Seguiamo finalmente un QSO completo
Un radioamatore preme:
PTT
sul:
TG22215
TS1
La sequenza è:
1. RADIO UTENTE
trasmette RF.
↓
2. ANTENNA
riceve il segnale.
↓
3. DUPLEXER
instrada il segnale verso RX.
↓
4. RIPETITORE
demodula e gestisce la comunicazione DMR.
↓
5. ROUTER
trasporta i pacchetti verso Internet.
↓
6. INFRASTRUTTURA BRANDMEISTER / D2ALP
gestisce il traffico destinato al TG22215.
↓
7. ALTRI NODI STATICI
ricevono il flusso.
↓
8. ALTRI RIPETITORI
vanno in trasmissione sul proprio TS1.
↓
9. ALTRE ANTENNE
irradiano il segnale.
↓
10. RADIO DEGLI UTENTI
ricostruiscono la voce.
La configurazione D2ALP prevede appunto TG22215 come risorsa della rete e TS1 come slot standard dedicato sui ripetitori aderenti.
Tutto in meno di un secondo
Nel percorso abbiamo attraversato:
RF
filtri
hardware
protocollo DMR
Ethernet
IP
Internet
server
nuovamente IP
nuovamente DMR
nuovamente RF
E all’utente tutto appare come:
“Premo il PTT e parlo.”
Questa è la parte affascinante delle reti radioamatoriali digitali moderne.
Ma ogni blocco può rompersi
ANTENNA
X
→ copertura scarsa.
DUPLEXER
X
→ desense.
REPEATER
X
→ niente RF.
ROUTER
X
→ niente rete.
ISP
X
→ nodo isolato.
SERVER
X
→ servizio compromesso.
UPS
X
→ blackout.
Da qui nasce la necessità di monitorare l’intera catena.
La diagnostica deve seguire la stessa sequenza
Se un utente dice:
“Il ponte va male.”
non bisogna iniziare automaticamente dal Raspberry.
Seguiamo:
RF ingresso?
↓
RX?
↓
TX?
↓
duplex?
↓
LAN?
↓
WAN?
↓
server?
↓
rete?
In questo modo si localizza il problema.
Una postazione non è un ripetitore
Questa è forse la frase più importante.
Il:
RIPETITORE
è soltanto uno dei componenti.
La:
POSTAZIONE
è l’intero sistema:
antenna
coassiale
duplexer
radio
router
Internet
alimentazione
server
monitoring
sicurezza
Ed è la qualità dell’intero sistema a determinare l’affidabilità finale.
L’evoluzione D2ALP
Il passaggio dal vecchio Cluster al TG dedicato 22215 ha formalizzato D2ALP come rete con una propria risorsa BrandMeister.
Successivamente l’infrastruttura ha continuato a estendersi anche attraverso YSF e Wires-X e a razionalizzare la parte RF mediante interventi sulle postazioni e, in alcuni casi, sostituzioni dell’hardware.
È probabilmente questo l’aspetto più interessante.
La Rete D2ALP non è soltanto:
una lista di frequenze.
È una infrastruttura distribuita composta da:
RF
+
NETWORKING
+
SERVER
+
SYSOP
Il ruolo del Sysop
Essere Sysop non significa soltanto:
“avere le password di BrandMeister.”
Significa conoscere almeno sufficientemente:
RF
antenne
duplexer
DMR
Linux
IP
routing
VPN
monitoring
alimentazione
e soprattutto essere capaci di capire quale parte della catena sta producendo il problema.
La postazione ideale
Possiamo sintetizzarla così:
ANTENNA
│
DUPLEXER
│
RIPETITORE
│
ROUTER/FIREWALL
/ \
WAN 1 WAN 2
│ │
└──── Internet ─┘
│
RETE D2ALP
Parallelamente:
VPN
MONITORING
SDR SENSOR
UPS
WATCHDOG
proteggono e controllano l’infrastruttura.
Conclusioni
Dietro una comunicazione D2ALP c’è molto più di un ripetitore.
C’è una lunga catena:
VOCE
↓
RADIO
↓
RF
↓
ANTENNA
↓
DUPLEXER
↓
RIPETITORE
↓
ROUTER
↓
INTERNET
↓
RETE
↓
ALTRI RIPETITORI
↓
RF
↓
ALTRE RADIO
Oggi il TG22215 rappresenta la risorsa principale DMR della Rete D2ALP, con TS1 utilizzato come slot standard dedicato e TS2 destinato agli altri TG BrandMeister secondo le indicazioni operative della rete.
La rete dispone inoltre di accesso attraverso il reflector YSF #22215 e dell’interconnessione Wires-X documentata dalla stessa D2ALP.
Quando quindi una radio portatile riceve perfettamente una voce proveniente magari dall’altra parte della Liguria o del Piemonte, ciò che stiamo ascoltando è il risultato del funzionamento coordinato di decine di componenti fisici e software.
Ed è proprio questo che rende affascinante amministrare una rete radioamatoriale digitale:
il ripetitore è soltanto il punto in cui Internet torna a diventare radio.
