I falsi miti del DMR!

Il DMR è una tecnologia relativamente semplice nei suoi principi, ma la combinazione tra radio, codeplug, ripetitori e reti IP ha generato numerosi equivoci.

Mito 1: “Il digitale arriva sempre più lontano”

Non necessariamente.

La copertura dipende da:

  • frequenza;
  • potenza;
  • antenna;
  • terreno;
  • sensibilità;
  • interferenze;
  • qualità della modulazione.

Il digitale mantiene un audio pulito fino alla soglia, dando l’impressione di una copertura migliore. Superata quella soglia, però, la comunicazione crolla rapidamente.

Mito 2: “Se vedo cinque tacche sono ricevuto bene”

Le tacche indicano soltanto una stima del segnale ricevuto dalla radio.

Non descrivono:

  • qualità della propria trasmissione;
  • BER al ripetitore;
  • distorsione;
  • interferenze;
  • corretta deviazione;
  • qualità della rete IP.

Si può ricevere un ponte molto forte ed essere ascoltati male in salita.

Mito 3: “Due timeslot significano due frequenze”

No.

Il DMR Tier II divide temporalmente una portante da 12,5 kHz in due slot. I due flussi condividono la stessa frequenza di uscita e la stessa frequenza di ingresso del ripetitore, alternandosi nel tempo.

Mito 4: “Un hotspot è un ripetitore”

Un hotspot può imitare alcune funzioni, ma generalmente:

  • ha potenza ridotta;
  • serve uno o pochi utenti;
  • dipende da Internet;
  • non dispone della stessa filtrazione;
  • non ha la stessa copertura;
  • non offre la stessa robustezza.

Mito 5: “Senza Internet il DMR non funziona”

Falso.

Il DMR può funzionare:

  • radio-radio;
  • in simplex;
  • attraverso un ripetitore isolato;
  • in rete IP privata;
  • senza master pubblico.

Lo standard Tier II prevede direct mode e comunicazione tramite base station.

Mito 6: “Più potenza riduce sempre il BER”

Non sempre.

Una maggiore potenza può:

  • saturare il ricevitore;
  • aumentare l’autodesense;
  • generare intermodulazione;
  • peggiorare le emissioni;
  • creare interferenze.

Se il problema è una taratura errata, aumentare la potenza non lo risolve.

Mito 7: “Tutte le radio DMR sono completamente compatibili”

Lo standard favorisce l’interoperabilità dell’interfaccia radio, ma numerose funzioni rimangono specifiche:

  • roaming;
  • cifratura;
  • alias;
  • programmazione;
  • servizi avanzati;
  • gestione di rete;
  • messaggistica;
  • funzioni proprietarie.

ETSI precisa che roaming, vocoder, network management e numerosi dettagli implementativi non sono definiti integralmente nelle specifiche dell’interfaccia radio.

Mito 8: “Il TalkGroup è una frequenza”

Il TalkGroup è un indirizzo logico.

La stessa frequenza può trasportare gruppi differenti, mentre lo stesso gruppo può essere distribuito su ripetitori e frequenze differenti.

Mito 9: “La chiamata privata è cifrata”

La chiamata privata è indirizzata a un singolo Radio ID, ma ciò non significa automaticamente che sia segreta.

Altri sistemi possono comunque ricevere o analizzare il traffico a seconda della configurazione.

Mito 10: “Il Color Code protegge l’accesso”

Il Color Code separa logicamente sistemi sullo stesso canale, ma non è una password.

Può essere individuato e programmato facilmente.

Mito 11: “Il codeplug più grande è il migliore”

Un codeplug con migliaia di canali può essere lento, confuso e difficile da aggiornare.

Un codeplug migliore contiene ciò che serve, con nomi coerenti e zone comprensibili.

Mito 12: “Il BER dipende soltanto dal segnale debole”

Può dipendere anche da:

  • deviazione errata;
  • oscillatore fuori frequenza;
  • interferenze;
  • saturazione;
  • modem non calibrato;
  • cavo;
  • filtri;
  • multipath;
  • temporizzazione.

Mito 13: “L’audio digitale non deve essere regolato”

Il microfono rimane fondamentale.

Gridare, parlare troppo vicino o usare un guadagno elevato può saturare l’ingresso prima della codifica.

Mito 14: “Se la dashboard mostra il nominativo, la persona è certamente quella”

La dashboard associa un Radio ID a un database.

Il dato può essere:

  • vecchio;
  • errato;
  • duplicato;
  • programmato impropriamente;
  • visualizzato con un alias locale.

L’identificazione vocale rimane necessaria.

Mito 15: “Il DMR è sempre migliore dell’analogico”

Il DMR offre:

  • identificazione;
  • gruppi;
  • dati;
  • due slot;
  • audio pulito;
  • rete.

L’analogico offre:

  • semplicità;
  • compatibilità;
  • degrado progressivo;
  • ascolto di segnali debolissimi;
  • programmazione più immediata.

La scelta dipende dall’obiettivo.

Conclusione

Il DMR non è una tecnologia magica né una complicazione inutile.

È uno strumento efficiente quando vengono compresi:

  • livello radio;
  • livello logico;
  • rete IP;
  • codeplug;
  • limiti operativi.

Molti problemi attribuiti al DMR non sono difetti dello standard, ma conseguenze di configurazioni sbagliate, aspettative irrealistiche o scarsa conoscenza della catena completa.

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